Le terme di Tartavalle: un glorioso passato dimenticato.

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Il bel viale d’accesso in una foto d’epoca, dove si vede sia l’hotel sia la struttura dei bagni.

Taceno, ottobre 2018: i pompieri intervengono presso il vecchio albergo delle Terme di Tartavalle, per domare un incendio – probabilmente doloso – che ha divorato gran parte degli arredi rimasti all’interno della struttura. L’ex albergo è di proprietà di un imprenditore di Calco che lo ha acquistato all’asta per quasi un milione di euro. La struttura è, per così dire,  chiusa ma non chiusissima, utilizzando un neologismo che rende bene l’idea: come spesso accade gli edifici abbandonati diventano punto di ritrovo per i ragazzini della zona, si sospetta proprio che all’origine dell’incendio ci sia stata una bravata – testimoni avrebbero visto qualcuno aggirarsi furtivamente poco prima del levarsi delle fiamme.

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Il viale d’accesso all’albergo coperto dalla neve, 2017.

Purtroppo con le fiamme se ne va un altro pezzo di quello che è stato il passato davvero glorioso della nostra Valsassina, passato del quale amano parlare gli abitanti che ben ricordano il via vai delle rinomate Terme. Ma procediamo con ordine: le origini prima di tutto. Ci aiutiamo con le preziose notizie riportate dal sito web http://www.termeditartavalle.it:

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La fonte negli anni ’60.

“Presso Bellano, amenissimo villaggio della sponda orientale, del Lago di Como, è stata recentemente scoperta una nuova fonte minerale acidulo – salino – ferruginosa, meritevole di tutta l’attenzione dei medici per la sua salutifera azione contro gran numero di malattie. Quest’acqua scaturisce alla distanza di circa ottanta passi dalla sponda sinistra del fiume Piovema, altezza di circa metri 76 al di sopra del Lario e si sale ad essa per la strada provinciale che conduce nella Valsassina varcando sul ponte di San Rocco l’orrido che trae l’ammirazione dei viaggiatori e dopo Bonzeno prendendo un delizioso sentiero campestre fra vigneti e macchie. Il nocciolo di quella parte del monte, nella quale esiste questa fonte è una roccia emersoria mista di sostanze piritose, ocracee, con filoni di quarzo in grano, che alla distanza di circa un miglio cangiasi in una puddinga sedimentaria, indi in una massa calcarea, la quale forma la rimanente parte della catena dei monti verso Esino. E il terreno che la copre è siliceo-spatico-argilloso-calcare, carico di humus e perciò piuttosto fertile.”

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La fonte nelle condizioni attuali.

E’ la Gazzetta Medica Italiana del 1851 a riportare queste parole il cui autore, Padre Ottavio Ferrario, è niente meno che un distinto chimico della Farmacia Fatebenefratelli di Milano. Padre Ottavio giunge il Valsassina appositamente per analizzare quest’acqua miracolosa, cui riconosce proprietà ricostituenti da tempo già note alla popolazione locale – che dell’acqua faceva uso con successo.

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La fontana nel cortile dell’albergo, 2017.

Comincia un pellegrinaggio consistente di ammalati presso la piana di Tartavalle: si tratta di persone colpite da “flogosi lente e croniche degli organi gastro-epatici, affezioni degli organi orinari, anemie, disturbi di stomaco, e diverse forme in cui i principi infiammatori possono essere risolti”. La fama delle acque si va diffondendo, vengono scritti opuscoli informativi relativi ai benefici, i visitatori vanno aumentando e si rende evidente la possibilità – e necessità – di uno sfruttamento più sistematico ed organizzato delle acque, che preveda altresì opportune strutture dedicate all’accoglienza.

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La piccola galleria degli esercizi commerciali, dove c’è l’edificio destinato ai bagni.

Dalle informazioni del Ministero dell’Interno del 1907 si ricava che i visitatori della fonte sarebbero circa 1500 l’anno, accolti in loco dal piccolo stabilimento creato da “Don Clemente e Don Tranquillo Fondra, esercitato dal signor Giuseppe Villa, che ha 10 tinozze da bagno in cemento e 5 docce. Il prezzo di ogni operazione balneare è di £ 1. Annesso allo stabilimento vi è un albergo capace di alloggiare contemporaneamente 80 persone, con una pensione media giornaliera, di £ 7.”  

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La sala giochi dell’albergo, o meglio quanto ne restava prima dell’incendio. 2017.

Nel 1919 la proprietà passa dai Fondra ai Mantegazza, cui si devono le operazioni di ampliamento delle strutture destinate all’imbottigliamento e ai bagni,  effettuate intorno al 1930. Nel 1929 inizia lo sviluppo della struttura ricettiva destinata ad ospitare i degenti, poi ampliata nel successivo 1966. Le due principali sorgenti sono due: l’Antica Fonte e la Sorgente Grotto. La prima è solfato-bicarbonato-alcalino-terrosa, indicata per la cura delle patologie epatiche, delle vie biliari e contro l’anemia – grazie al ferro in sospensione, che le dona peraltro il caratteristico colore che ancora oggi la contraddistingue. La Sorgente Grotto invece è bicarbonato-alcalino-terrosa, consigliata per la cura di malattie renali e patologie delle vie urinarie.

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Arredo in una delle stanze dell’albergo.

Il periodo d’oro delle Terme di Tartavalle va collocato proprio a cavallo tra fine Ottocento ed inizio Novecento: l’acqua di Tartavalle è la prima vera fortuna della Valsassina per quanto riguarda il richiamo di turismo, al punto che alla stazione di Bellano viene aggiunta la scritta Tartavalle Terme. Con la seconda guerra mondiale è chiaro che le cose cambiano: c’è poco da pensare all’acqua termale, ed in più l’albergo e la struttura delle terme vengono requisiti – tra il ’43 ed il ’45 – dai tedeschi che vi collocano il comando della milizia territoriale germanica per tutta la Valsassina e la confinante Valvarrone, che registrava verso Premana, sul Legnone e su altri monti un’intensa attività partigiana.

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La bilancia che si trova tutt’ora nella stanza della fonte.

Negli anni ’60 assistiamo ad un nuovo rilancio: il Mantegazza lascia la sua professione medica in quel di Milano per ritirarsi in Valsassina e concentrarsi sul futuro dello stabilimento termale. Sono questi gli anni che vedono Tartavalle ospitare i ritiri del Calcio Lecco e persino della Nazionale azzurra di ciclismo, serate di gala, eventi di moda. Sono gli anni in cui nasce la sagra delle sagre della vicina Pasturo, viene organizzato il primo Gran Premio ciclistico della Valsassina nel 1966.

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Cartello presente all’interno dell’edificio dei bagni.

L’albergo a fianco degli stabilimenti termali può ospitare fino a 120 persone ed offrire ai clienti un ambiente particolarmente salubre, grazie alla pineta di oltre 60.000 alberi che lo circonda. Negli anni ’80, quel che resta del sogno naufraga definitivamente. Dopo la morte del Dott. Mantegazza gli eredi, anche per vicessitudini e difficoltà burocratiche di vario genere, non proseguono con l’attività.

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Il bancone dell’albergo.

L’ultimo capitolo della sfortunata Tartavalle comincia nel 2007 con la costituzione della società TERME DI TARTAVALLE S.r.l. per l’acquisto del vecchio complesso termale e per investire nel progetto di rilancio dell’area: fino al 2017 si susseguono diversi progetti, di cui l’ultimo naufragato nel 2016 – anno della sentenza pubblica del Tribunale di Lecco che dichiara il fallimento della Antica Fonte di Tartavalle S.R.L.

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Secondo la sentenza “sussiste lo stato di insolvenza a causa dell’attuale impossibilità della debitrice a far fronte al pagamento dei propri debiti e dell’assenza di prospettive di adempimenti in tempi ragionevoli, come dimostrato dall’inadempimento ammesso per oltre 700mila euro e dall’esito negativo del tentativo di presentare un piano di ristrutturazione e una proposta concordataria nonostante il rinvio concesso”.

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Macchinari per terapie termali.

Oggi è chiuso anche il birrificio Tartavalle Terme, avente sede in una struttura adiacente a ciò che rimane dei bagni e dell’albergo. Sono dunque ben tre le strutture chiuse – due in stato di abbandono, una chiusa ma curata e vigilata – senza contare tutto il terreno annesso. Siamo tutti in attesa di capire cosa accadrà a questo luogo che sembra portarsi dietro un aura palese di sfortuna: intanto l’acqua continua a sgorgare imperterrita, coi suoi riflessi rosso scuro, ed ancora c’è chi – ormai anziano – si ricorda bambino andare a prenderla vicino al fiume, doverla bere su indicazione dei genitori  perchè la fa bee. E ne sente ancora il sapore ferrigno in bocca.

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La cucina dell’albergo.

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